martedì 3 maggio 2016

Miles Davis / Bitches Brew (1970) , la recensione.


articolo sulla recensione dell'album  Bitches Brew di Miles Davis


Nel febbraio del 1969, Davis registro' In a Silent Way, un passo audace verso l'ambient funk ed il futurismo elettrico.
Appena sei mesi dopo, era di nuovo in studio, spinto dal desiderio di assemblare "il miglior gruppo di dannato rock & roll al mondo".
L'idea era di rivolgere la sua musica al pubblico di Jimi Hendrix e Sly Stone.
Il risultato fu questo doppio album di fusion jazz-rock, inciso in tre giorni di improvvisazioni sul posto con un'orchestra elettrica che comprendeva tre tastieristi, tre batterie, due bassisti, il sassofono di Wayne Shorter e la chitarra di John McLaughlin.
La musica di Bitches Brew è zeppa di emozioni viscerali e della meditabonda cupezza che Davis portava in ogni cosa che toccava, un esempio di sperimentazione sonora che travolge l'ascoltatore in un furioso vortice funk di lunghi e statici accordi sorretti da una potente sezione ritmica che pulsa energia e stimoli.
Un capolavoro che  disorienta e sfalda il mondo del jazz, premiato con un grammy awards, nonostante all'epoca la svolta elettronica di Miles Davis fu vista da molti come un tradimento.

 Per vedere la clip di Bitches Brew  clicca qui

       Tracklist

         Disc one

  1. Pharaoh's Dance

    2. Bitches Brew
         Disc two
 
  1 . Spanish Key
   2. John McLaughlin
        3. Miles Runs the Voodoo Down
        4. Sanctuary
        5. Feio

     

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